Storie

Queste non sono case. Sono momenti. Prima e dopo non è una questione estetica – è come ci si sentiva entrando, e come ci si sente adesso.

Il soggiorno di mia nonna

Mia nonna è mancata. Mia mamma è stata in ospedale per la riabilitazione. Quando è tornata a casa, quello spazio portava ancora tutto il peso di quello che era successo.

Non si trattava di buttare via le cose di mia nonna – quelle avevano un valore, una storia. Si trattava di fare in modo che lo spazio dicesse qualcosa di diverso. Che accogliesse mia mamma invece di ricordarle solo la perdita.

Abbiamo tenuto quello che aveva senso tenere. Abbiamo cambiato la disposizione. Abbiamo fatto in modo che entrando, il messaggio fosse diverso.

Mia mamma è rientrata in uno spazio che la aspettava. Non cancellato, non svuotato – trasformato. Questa storia è il motivo per cui faccio questo lavoro.

Il divano che non lasciava riposare

Una ragazza giovane, un appartamento tutto suo. Il divano era il posto dove avrebbe dovuto rilassarsi — eppure non riusciva mai a stare davvero a suo agio. Si sedeva, si rialzava. Qualcosa non andava, ma non sapeva cosa.

Il divano era posizionato in un “corridoio”. Una piccola cosa, in apparenza. Ma il corpo lo sa – non si rilassa mai del tutto quando non si sente al sicuro.

Abbiamo cambiato la disposizione. Spostato il divano, creato un angolo che abbracciasse invece di esporre. Un rifugio dentro casa.

La ragazza mi ha scritto qualche giorno dopo. Ha detto che per la prima volta si era addormentata sul divano senza accorgersene. È rimasta sorpresa. Io no.

Gli scatoloni del trasloco

Un uomo, un nuovo appartamento, trenta scatoloni ancora chiusi settimane dopo il trasloco. Non era pigrizia. Era blocco – quel momento in cui aprire una scatola significa ammettere che si è davvero arrivati, e non si sa ancora se si vuole esserlo.

Aveva bisogno di due cose che sembravano opposte: uno spazio professionale dove ricevere i clienti, e uno spazio tutto suo dove potersi fermare. Finché gli scatoloni erano lì, nessuno dei due esisteva.

Abbiamo aperto gli scatoloni insieme. Abbiamo deciso cosa andava dove. Abbiamo progettato lo studio e riorganizzato la cabina armadio. E abbiamo ricavato un angolo – solo suo – per quando i clienti se ne vanno.

Mi ha detto che continua a dialogare con la sua casa. Che capisce cose che prima non vedeva. Il lavoro non si è fermato quando me ne sono andata – è continuato tra lui e lo spazio.